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14.05.2026 22:55

Nel giorno dell’Ascensione e del Salone: l’editor che ci scortò su su, fino a Dante

Oggi, mentre a Torino si aprono le porte del Salone del Libro e nella maggioranza dei paesi cattolici – meno l’Italia – la festa dell’Ascensione ricorda a chi spetta davvero salire al Cielo, ci pare il giorno giusto per pubblicare un piccolo amarcord 2020-2023: i giudizi di lettura ricevuti via email sui tre tomi del nostro Dante di Shakespeare dall’editor della casa editrice Solferino – RCS Corriere della Sera – che li ha accompagnati fino alla pubblicazione.

Verrebbe quasi voglia di prendere in prestito il motto di Fouquet, Quo non ascendam?, ma oggi – e forse sempre – è meglio lasciarlo a Gesù. In bocca agli uomini, anche ai migliori, certe ascensioni odorano presto d’orgoglio; e il buon Fouquet, che pure pagò con una caduta atroce e immeritata, ne seppe qualcosa. Quella disgrazia lo salvò da quella trappola per aragoste che è il successo, gli diede serenità e magari lo santificò pure; quanto invece alla sorte ultraterena di Colbert il Colubra, il suo calunniatore e persecutore, meglio non indagare.

Noi, più modestamente, non ascendiamo: ringraziamo. E apriamo questo “Prego si accomodi” con le parole dell’editor che, davanti alla nostra trilogia dantesca, seppe vedere non soltanto un libro, ma un’impresa, un mondo, una salita – solitaria, sì, come lo sono secondo Christian Morgenstern tutte quelle che conducono al Vero –, eppure colma di gratitudine e bellezza.

Su Dante di Shakespeare I – Amor ch’a nullo amato

14 settembre 2020

Carissimi, ho solo due parole: che meraviglia! Già dall’antipasto e dalla presentazione si annuncia come un’opera ancora più entusiasmante di quel che mi aspettassi. E non è dir poco.

Vi aspetto. E buon anniversario dantesco intanto!

M

2 ottobre 2020

Ciao cari,
vi scrivo da Roma dopo aver finito in treno di leggere le ultime pagine che mi mancavano del vostro libro. Anzi, dei vostri libri.
Perché questo non è un libro: sono due, tre, quattro libri in uno. E’ un’operazione culturale e letteraria vastissima, eccezionale. Un’impresa che solo a pensarci fa girare la testa e che sono profondamente ammirata voi abbiate potuto affrontare con un simile risultato. Il mo stato d’animo è quello di un contadino che scavando nel suo onesto orto per seminare le sue piante trova una vena d’oro: grande sorpresa e gratitudine per una fortuna immeritata. Ed euforia.
Insomma – come dire? – il libro mi piace, ecco.

Certo, è un testo complesso, nella varietà dei linguaggi, nella minuziosità dei riferimenti storici, nell’abbondanza delle citazioni letterarie. E non ultimo nell’intersezione tra due mondi, medievale e cinquecentesco, entrambi dotati di sensibilità e codici diversi da quelli odierni, su cui voi avete operato una mimesi credo riuscita. Un’impresa simile a quella di Scurati con il suo M ma, per la distanza temporale, ancora più impegnativa, e con una maggiore ambizione stilistica dati tutti gli stili che intrecciate e fate convivere. E’ chiaro che il risultato è in alcuni punti impervio, per il lettore, penso per esempio alle disquisizioni tra Dante e i suoi compagni dell’università, ma è anche incredibilmente gratificante una volta che si entra nel flusso – e ci si entra – e si scopre di poter trovare nel romanzo un godimento per ciascuno intonato alle proprie inclinazioni e al proprio livello di impegno. Penso a un lettore colto, è evidente. Ma nella povertà dell’offerta contemporanea, il lettore colto difficilmente si imbatte in una lettura tanto stimolante, e io credo che sarà grato.

A tutto questo avete aggiunto, quasi con spezzatura, un saggio conclusivo che sarebbe già di per sé un saggio d qualità accademica e che voi offrite così, come fosse un’appendice.
A caldo, alla fine della prima lettura, voglio dirvi solo un enorme: grazie. E godermi per questo finesettimana il piacere della lettura e il dispiacere di averla finita. Poi da lunedì cominciamo il lavoro: per il materiale della prenotazione in libreria, per il processo editoriale, per la presentazione e poi il lancio che dovranno essere all’altezza di questa impresa. Voglio cominciare fin da subito a parlarne in casa editrice e al giornale nel modo giusto perché questo è un libro capitale del 2021.
Ci sentiamo la prossima settimana, spero che abbiate un buono weekend e… ho già detto grazie?
Grazie. Ancora.
M


Su Ahi, Serva Italia! – Dante di Shakespeare II

24 gennaio 2022

Ho approfittato della relativa calma del finesettimana per concludere la lettura e come vi anticipavo sono davvero entusiasta del risultato che ancora una volta avete saputo raggiungere con il vostro lavoro. E’ impegnativo, come lo era il precedente, ma ha forse ancora di più una qualità immersiva, di lettura che ti cattura e ti porta davvero dentro un mondo. Leggevo qualche giorno fa di una di queste ricerche sempre un po’ bizzarre di qualche università straniera, che aveva studiato gli effetti di straniamento che un libro ha sul cervello del lettore, valutando che dopo un certo tempo di lettura il risultato è quello di venir trasportati anche quasi fisicamente in una dimensione del tutto diversa da quella reale. Ecco, al di là della ricerca “accademica” di stagione, che lascia sempre un po’ il tempo che trova, la vostra opera su Dante ha questo effetto.

I dialoghi così vividi, che superano le barriere del tempo e della lingua, le descrizioni corrusche di scontri e intrighi, dopo un piccolo investimento iniziale per entrare nel testo catturano davvero come una fiction. E in questo secondo volume i fatti raccontati sono così straordinariamente nostri: le ambizioni politiche di Dante, la lacerazione tra lo slancio ideale del servizio della patria e il cinismo della Realpolitik, anche l’intreccio tra vita, politica e poesia nelle vite del poeta e dei suoi sodali e contemporanei, tutto ci parla di un tempo che pur distante ci appartiene ancora e da cui ancora possiamo trarre insegnamenti.

Rispetto al primo mi pare ci sia una quantità ancora maggiore di voci e di personaggi, e a volte nei cambi di scena si impiega un attimo a orientarsi, ma anche se a molti sfuggirà l’una o l’altra sottigliezza non ci si perde nella storia e questo è un grosso merito. E bello anche il finale su un vero “cliffhanger”, anche se ovviamente sappiamo tutti che ne sarà di Dante la suspense è molto ben costruita!

Ho trovato molto efficaci le visioni di Dante, che introducono temi e personaggi della Commedia nel romanzo senza però farci uscire dalla storia. E molto convincente lo sviluppo dei sentimenti tra Dante e Gemma, una coppia in fondo come tante, unita e divisa dalla quotidianità e dai sentimenti universali dell’amore, della gelosia, del dubbio, anche in questo caso simile a tutti noi nonostante l’eccezionalità degli eventi che vivono (bellissimi e veramente “shakespeariani” gli sfoghi di Gemma nell’Atto IV!). Fortissima la resa della battaglia di Campaldino.

E anche in questo volume come nel precedente, non solo per una questione di appartenenza geografica personale, ho amato molto le scene “bolognesi”, che sono un aspetto della vita del poeta a cui non si pensa quasi mai ma che arricchisce molto, secondo me, la narrazione del complicato affresco politico e storico dell’epoca…. e forse la scena di “teatro nel teatro” in cui Dante e Vanni Virgilio si cimentano con gli umori della piazza bolognese è una delle mie preferite!

La parte un po’ più impegnativa sono i dialoghi con Piccarda, che hanno una densità dottrinale molto elevata e sulla lunghezza risultano più faticosi rispetto ad altri, ma c’è una tale ricchezza in questo romanzo che credo ogni lettore si concentri sui personaggi e sulle linee che più ama. E potrei andare avanti a lungo, su quanto sono efficaci la Chiacchiera e il tempo, quanto affascinanti certi personaggi minori come Fra’ Remigio e quanto ben caratterizzati altri più di calibro come Corso Donati… ma non vi sommergo ulteriormente di chiacchiere e riassumo solo in una parola: splendido.

Il gioco di costruzione tra scene in cui siamo nel punto di vista di Dante, scene in cui altri personaggi parlano di lui, dialoghi “puri” e visioni è molto raffinato, strutturalmente; forse ancora più che nel primo somiglia a un vero montaggio cinematografico. Non so che ne sia stato dell’ipotizzata serie Rai ma sarebbe un grande peccato se per pigrizia o ristrettezza mentale non si procedesse sulla strada di quello che sarebbe un kolossal internazionale; come procedono le vostre interlocuzioni per questo progetto? Spero che l’uscita del secondo volume possa anche aiutarvi in questo senso; noi come sempre faremo tutto il possibile e cominceremo a studiare il lancio appena avremo una bozza impaginata.


Su Dante di Shakespeare III – Come è duro calle

Milano, 17 novembre 2023

Cari, ho finito di leggere il nostro terzo volume. Ci ho messo un po’, ma me lo sono davvero goduto.
Confermo la mia prima impressione: è il migliore, e non era facile. Conclude la trilogia in gloria davvero, e non solo perché parliamo dopotutto di un poema sull’Aldilà!

Ci trovo, ancora più che nei precedenti, una felicissima alternanza di stili e di toni: il dramma, la riflessione filosofica, l’afflato ispirato, la commedia (sul dialogo dei due malviventi mandati a uccidere Dante dormiente ho riso un sacco: Shakespeare stesso non avrebbe saputo fare di meglio; in generale le sequenze del Matto vi riescono devo dire benissimo).

Gemma si conferma un personaggio tra i miei preferiti, nel racconto di questi anni così duri – e anche così avventurosi – la sua figura emerge in tutte le sue luci e ombre come una vera coprotagonista (e adoro la nutrice); è molto bello vedere come si approfondisce, nelle disavventure e nei viaggi e nella povertà, il rapporto tra lei e Dante, come lei diventi la miglior coscienza e quasi la miglior memoria del Poeta.

Su una nota campanilistica, mi ha fatto piacere ritrovare il bolognesissimo Cappello Rosso – e in generale Bologna come rifugio del Poeta, e i dialoghi filosofici che già mi erano piaciuti nello scorso volume. E poi sono sempre puntuali e ben inseriti i riferimenti shakespeariani, vediamo comparire Amleto, il tema della tempesta, le streghe… ed è una gioia ritrovare tutti questi spunti nella trama.

Mi piacciono molto le scene con gli spiriti, a metà tra voci della storia e voci della coscienza; fanno come da controcanto alle altre scene “corali”, più di popolo (come sempre davvero teatrali: ti sembra di vederle in scena, in una produzione fastosa) ma in realtà sono tutt’altro che “fantasmatiche”, fanno fare passi avanti alla vicenda. E certi monologhi in particolare, come per esempio quello cruciale circa a metà libro in cui Dante capisce che non rivedrà più Firenze e mette mano alla Commedia, sono stupendi.

Ho trovato bello e vero il dialogo con Giotto, una riconferma di una caratteristica della trilogia (ma di tutta la vostra opera, in realtà): le mille curiosità, rimandi, dettagli, personaggi che costruiscono un affresco in cui il lettore scopre a ogni sguardo, a ogni pagina, una sorpresa nuova, riconosce una storia nota o meno nota, ha insomma un piacere in più oltre a quello di seguire la storia “principale”. E’ il caso, trovo, anche per esempio della parentesi in terra di Francia, che per quanto improvvisa e all’inizio spiazzante trova una sua ragion d’essere.

Forse la mia unica perplessità riguarda gli interventi degli autori per colmare le “lacune” del testo, che sono un po’ invasivi e spezzano la magia “teatrale” che il testo riesce a costruire: siamo sicuri che siano proprio necessari? Nella ricchezza del testo e delle sue voci, forse di qualche possibile lacuna di contenuti il lettore non si accorgerebbe, e quanto alla forma è comunque la vostra… non vedo molto la necessità di questo escamotage. Ma siete naturalmente voi i migliori giudici e il fatto che siano pochi, se costituisce secondo me un elemento a favore dell’ipotesi di toglierli (non si eliminerebbe una caratteristica importante del testo nel suo complesso) significa però anche che non inficiano particolarmente valore o leggibilità del volume.

Sono davvero molto contenta e molto grata. Sono anche molto consapevole che la qualità di quest’opera, come delle due precedenti – forse anche di più – è direttamente proporzionale alla difficoltà di trovare lettori all’altezza. Ma questa vostra trilogia è un’opera maestosa e continuo a essere fiduciosa che troverà i riconoscimenti che merita.

Grazie ancora, di tutto questo lavoro e di tutta questa bellezza! Andiamo avanti con la redazione e quanto prima possibile con i piani per presentare questo volume alla critica e al pubblico.
Un abbraccio, buona serata e buon finesettimana
M

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