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17.04.2026 17:01

Prego, si accomodi: Alessandro Bencivenni racconta Unicum Opus

Recensione del volume bifronte

Il conclave dell’impossibile: Clemente X nel 1670 tra potere, coscienza e ricerca della verità

Inauguriamo oggi ‘Prego, si accomodi’, lo spazio di Chez Monaldi & Sorti dedicato agli ospiti che entrano in biblioteca per parlare dei nostri libri. Ad aprire la rubrica è Alessandro Bencivenni, autore e sceneggiatore, celebre ideatore di Don Matteo, con una sua lettura di Unicum Opus. Bencivenni ci accompagna dentro il volume bifronte, scegliendo di entrarvi dal lato di Unicum: il conclave del 1670, gli intrighi di Atto Melani e la ricerca della verità storica al cuore del nostro romanzo.

Lasciando Roma per una escursione fuori porta, dopo aver lambito il lago di Bracciano si attraversa un paesino. Sembra un piccolo borgo senza pretese, se non fosse che ci si imbatte a sorpresa in un elegante palazzo in stile tardo manierista che contrasta con la modestia del luogo. Il motivo è che la famiglia venuta in possesso dell’edificio dovette ampliarlo in tutta fretta per adeguarlo all’inattesa dignità di cui era stata investita con la nomina a sorpresa di uno zio cardinale al soglio pontificio.

L’iter che portò alla inattesa elezione di questo porporato, che nulla avrebbe voluto meno di tale nomina, è il cuore di una affascinante escursione letteraria che ci fa partecipi degli intrighi di Atto Melani (Pistoia 1626 – Parigi 1714), il protagonista della saga di Monaldi & Sorti che a 24 anni dall’esordio e nel quarto centenario della nascita, viene ora ripubblicata in edizioni aggiornate da Rizzoli BUR in una veste molto particolare: ogni titolo e associato a uno dei sette vizi capitali: Imprimatur è la Superbia, il vizio primigenio, con un animale allegorico in copertina e un motto esplicativo nei risvolti.

Il ciclo si conclude con il monumentale volume bifronte Unicum Opus, che racchiude i due ultimi romanzi (dedicati rispettivamente al vizio capitale dell’Avidità e dell’Accidia): due facce che formano un’unica superficie, proprio come le verità storiche e narrative che si intrecciano nel testo, basate su documenti e lettere diplomatiche dell’epoca.

Unicum è incentrato appunto sui segreti del conclave del 1670, uno dei più lunghi e combattuti della storia. Atto Melani, cantante castrato, abate e agente segreto del Re Sole, vi partecipa come conclavista, figura oggi scomparsa, cioè assistente al seguito del giovane cardinale di Bouillon. Al di là dei dialoghi d’ambiente tra i vari cardinali (sapidi i confronti sulla Messa “nuova”, che al tempo era la tridentina, introdotta da appena un secolo da un Concilio, quello di Trento, visto da taluni come troppo innovativo…), la trama del libro segue gli intrighi politici per l’elezione del nuovo pontefice, complicati da un inquietante attentato sacrilego avvenuto nella basilica di Santa Maria Maggiore contro la delegazione francese, caratterizzato dal lancio di sangue e teste mozze di animali. Il collegio è infatti diviso tra il partito francese, quello spagnolo e uno “Squadrone” di cardinali indipendenti. Il conclave si svolge in un inverno rigidissimo. Le sale del Palazzo Apostolico sono diacce, piene di fumo per i camini difettosi e le finestre sono sigillate con assi. Molti cardinali e conclavisti cadono malati, affollando l’infermeria. I cardinali superstiti alloggiano in piccoli cubicoli di legno separati da tende che ben si prestano a orecchi indiscreti: come quelli di Fiore, inserviente di Atto che carpisce col suo udito finissimo fin troppi segreti.

Sebbene formalmente sia un semplice conclavista, Atto è in grado di interloquire alla pari con i ministri e di manovrare i voti (tutto storicamente documentato da carte inedite citate nelle appendici finali del libro). Scopre le trame segrete e usa queste informazioni per prendere il controllo delle fazioni e dirottarle alla fine verso l’elezione dell’outsider Clemente X: una soluzione di compromesso che conclude nell’unico modo possibile una sfibrante situazione di stallo. La scena in cui il prescelto viene eletto contro la sua volontà è memorabile, poiché ribalta l’iconografia classica dell’elezione papale, mostrandola come un atto di forza politica brutale e disperata: il cardinale piange, rifiuta l’anello piscatorio e viene letteralmente trascinato al trono dai suoi colleghi per chiudere i giochi politici.

Il talento unico di Monaldi & Sorti sta nella capacità di trasformare eventi storici vecchi di secoli in palpitante realtà drammatica e di lasciar trasparire le passioni dietro la fredda determinazione delle strategie politiche. Il romanzo Unicum racconta infatti in parallelo due amori condannati alla rinuncia: quello di Atto, reso impossibile dalla sua condizione di castrato, e quello del Re Soleper Maria Mancini, spezzato per ragioni di Stato e convenienza politica ma mai sopito.

La cornice del romanzo è ambientata 64 anni dopo in Francia nel Castello di Sceaux. Lì, tra una festa e l’altra, l’immaginario traduttore Johannes Vandeharius juniore, infortunatosi per una caduta dalle scale, viene assistito da due giovanissime guardarobiere – le signorine Thouret e Piedcourt, figure realmente esistite – che lavorano lì per farsi la dote, e una di esse intenderebbe entrare nel Carmelo di Compiègne (le ritroveremo, ormai anziane, in Opus).

Vandeharius a Sceaux è alla ricerca della nota fondamentale di un ultimo manoscritto incompiuto. Il tema del libro che ne giustifica il titolo è appunto l’Unicum: quel segreto o quell’evento unico che dà senso a un’intera esistenza. Per il 44enne Atto Melani è veramente la nota fondamentale: ritiratosi dalle scene per dedicarsi esclusivamente alla diplomazia, gli eventi lo mettono di fronte alla necessità inderogabile di ricomporre i pezzi del suo passato per capire se la sua sfolgorante carriera di spia sia solo una maschera per coprire il vuoto lasciato dalla sua mutilazione. La ricostruzione di questo ipotetico manoscritto pieno di lacune e cifrari ben riflette la visione degli autori sulla verità storica: un puzzle incompleto dove la finzione narrativa si rivela l’unico modo per riempire i vuoti lasciati dai documenti ufficiali e arrivare al cuore sfuggente della verità.

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