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28.10.2026 22:48

Discorso di apertura e interventi nel dibattito mattutino

Il documento raccoglie il discorso di apertura di Rita Monaldi e Francesco Sorti e una selezione dei loro principali interventi nel dibattito mattutino del convegno Verità e Potere, tenutosi all’Archivio di Stato di Roma il 28 ottobre 2016. Il testo qui riprodotto integralmente non è una trascrizione completa del dibattito; i riferimenti temporali appartengono al 2016.

Convegno

VERITÀ E POTERE

28 ottobre 2016, Archivio di Stato di Roma, corso Rinascimento 40

DISCORSO DI APERTURA DI MONALDI & SORTI

RITA: Il titolo che abbiamo scelto per questa giornata di discussione è Verità e Potere. Perché questo titolo? Perché è l’oggetto di indagine e analisi che come scrittori ci sta più a cuore, lo affrontiamo in tutti i nostri romanzi, e in particolare in quello uscito ieri in libreria: Mysterium, appunto.

Verità e Potere, dunque. Anzi: Verità “o” Potere? Questa è una scelta che ci riguarda tutti. Il giornalista come Giuliano Ferrara deve decidere ogni giorno quale verità raccontare sul potere. Il civil servant come Giuliano Amato, se vuole rispettare la verità, deve dosare il proprio potere. Il teologo come Vito Mancuso deve confrontarsi col potere della Verità, quella con la V maiuscola: un potere che non sempre tutti accettano a cuore leggero, soprattutto nella sua versione temporale. Lo storico come Franco Cardini infine deve ricostruire quale verità ci ha trasmesso il Potere, ad esempio tramite i documenti storici a noi pervenuti, che non sempre sono completi o genuini.

Illustreremo ora brevemente lo svolgimento della giornata. Toni Bertorelli ci leggerà quei brani tratti da Mysterium che sono alla fonte dei temi in programma oggi. Il primo brano s’intitola “Il Segretario”: intendiamo il segretario del Principe, quindi colui che custodisce la verità sul Potere, ne è il depositario. Il secondo brano che ascolteremo s’intitola “Rinnegati”, e si riferisce alla nostra intervista pubblicata nel volume Dio e Cesare. Rileggeremo alla luce dei documenti il caso Galileo come un caso esemplare in cui il potere, in quel caso il potere della stampa e della propaganda, ha manipolato la verità facendo passare Galileo per quella vittima che egli in realtà non fu. E vedremo anche come Galileo stesso abbia sfruttato il potere della scienza per mutare fittiziamente una semplice ipotesi scientifica in verità assoluta. 

FRANCESCO: Scorgeremo quanto il potere della Repubblica delle Lettere, come veniva chiamata la comunità degli intellettuali nei secoli passati, sia riuscita finora a tenerci nascosto che la cronologia della storia del mondo non è patrimonio antico e collettivo, bensì è il parto tardivo della mente di un solo uomo, vissuto alla fine del ‘500 e condannato come falsario… Sul tema della cronologia sarà il prof. Gunnar Heinsohn oggi pomeriggio a spiegarci – dati alla mano – che i conti non tornano così facilmente come crediamo, anzi forse non tornano affatto.

Il prof. Nicola Barbuti dell’Università di Bari vi mostrerà poi come un altro potere, il potere del denaro, si celasse dietro palesi falsificazioni della verità, quali ad e. i presunti manoscritti che certi umanisti asserivano di scoprire e poi di smarrire poco dopo averli copiati, ovviamente facendosi pagare a peso d’oro dai ricchi committenti assetati di antiche pergamene. 

Su tutto aleggia un altro potere, al quale forse poco si fa caso, ma che è il potere più penetrante nel manipolare la verità: il potere della fiction. Nella mia relazione pomeridiana faremo i conti con le idee di Roberto Bellarmino, il gesuita che fu a capo del Sant’Uffizio al tempo di Galileo e che viene citato anche nel ns romanzo Mysterium. Vedremo quanto il vero Bellarmino, documenti alla mano, fu distante dal perfido inquisitore dipinto da Bertold Brecht. Peccato però che Bellarmino sia passato ai posteri secondo il ritratto negativo e romanzato che ne fece Brecht e non secondo i documenti d’archivio. Ricordiamo ancora tutti, credo, che quando si criticava la pretesa intransigenza di Benedetto XVI, si diceva che è il nuovo Bellarmino.

Il potere della fiction nel manipolare la verità: è una tremenda responsabilità questa, che noi romanzieri dovremmo tenere sempre ben presente. In quasi 20 anni di attività come autori, la domanda più frequente è stata perché scriviamo romanzi e non saggi, e in vista di questo convegno questa domanda si è moltiplicata sulle bocche: come, un convegno sulle tematiche di un romanzo? E perché non scrivete saggi? Ecco, la risposta è nei casi come quello di Bellarmino: la storia viene memorizzata e creduta come la si narra, non come la si dimostra prove alla mano. La grande sfida è quindi riuscire a narrarla con le prove alla mano. Speriamo di esserci riusciti e di riuscirci sempre secondo coscienza.

Scelta dei due principali interventi di Monaldi&Sorti al dibattito:

FRANCESCO: Dell’intervista sulla Bibbia ebraica al teologo protestante tedesco Thomas Römer ci ha positivamente colpito un´affermazione. Dalla lettura della Bibbia ebraica si può ricavare un grande insegnamento politico: la possibilità per il popolo d’Israele “d’integrarsi in un insieme politico più grande, retto da responsabili politici che non condividevano necessariamente gli stessi orientamenti religiosi”, anzi che “esiste una possibilità di coabitazione e di buone intese con governi di orientamenti diversificati”. Si sente dire di questi tempi che storicamente sia stato l’Islam a parlare per primo della tolleranza religiosa, ma Thomas Römer ci informa invece che essa è appunto presente già nell’Antico Testamento. E occorre anche precisare che nell’Impero ottomano i cristiani e gli ebrei erano tollerati unicamente perché ad essi – e solo ad essi – veniva imposta una pesante tassa, mentre chi si convertiva ne era esonerato.

RITA: Nell’intervista al teologo protestante Marguerat sulla politica nel Nuovo Testamento, ci ha sorpreso la visione razionalista delle Sacre Scritture, una prospettiva positivista dove l’intervento dello Spirito Santo non trova più posto, né trovano menzione concetti come l´anima e l´aldilà. Abbiamo l’impressione che ormai tra i teologi moderni si rifiuti l’idea di un intervento del divino nella storia (in questo assomigliando ai libertini francesi del Seicento) e preferiscano piuttosto limitarsi a congetturare su quali frangenti storici possano aver influito su questo o quell’autore sacro, o se Paolo conoscesse o meno il messaggio politico del “Gesù storico”. Non vogliono evidentemente prendere in considerazione il fatto che lo stesso Paolo ci riferisce di aver trascorso ben tre anni nel deserto guidato da Gesù, che lo avrebbe condotto fino al terzo cielo dove gli avrebbe mostrato cose impossibili a descriversi con linguaggio umano. La nostra impressione è che i teologi non ne parlino più, non ci credano più, che tacitamente archivino queste testimonianze del soprannaturale, del divino, come fantasticherie.

Trovo singolare questo accostarsi dei teologi contemporanei con atteggiamento diciamo positivistico ai documenti della fede, mentre per le verità della scienza e della storiografia si pretende fede. Da un lato, a scuola abbiamo tradotto dal latino e dal greco brani in cui abbiamo letto che Anacreonte che morì soffocato da un acino d’uva passa, e il senatore Fabio strozzato da un pelo che galleggiava nella sua tazza di latte; o di Mecenate che non dormì mai per tre anni, ed Epimenide che ne dormì cinquanta senza svegliarsi; Eschilo che morì perché un’aquila gli fece precipitare sul capo una testuggine. Oppure le celebri leggi di Licurgo, che al posto di monete d’oro e d’argento imponevano enormi dischi di ferro da portare con la carriola, e obbligavano a costruire i tetti in legno delle case usando solo l’accetta, e le porte solo con la sega.

A migliaia si potrebbero elencare gli esempi di fiction tramandati dall’antichità, del tutto inverosimili ma paludati da serissima storiografia. Questa non è che una minima selezione tratta da quel piccolo capolavoro di umorismo scettico che ci ha lasciato l’abate Secondo Lancellotti, I farfalloni degli antichi historici, Venezia 1637, accuratissima torrenziale antologia di invenzioni, bugie ed esagerazioni della storiografia antica. Nella raccolta di Lancellotti chi vuole approfondire il discorso troverà anche le opere, gli autori e i passi da cui gli esempi sono stati tratti.

Nell’uso della fiction sono coinvolti anche storici serissimi come Tacito, che dopo aver pignolescamente elencato i gruppi etnici dell’antica Germania, sui quali tuttora si rompono la testa gli studiosi, ci assicura che nelle case degli avi teutonici l’intonaco era fatto con sterco di vacca; oppure ci racconta di terremoti che sollevavano in aria i fiumi, e sotto ci passavano i viandanti. Lo stridore di notizie del genere andrebbe quantomeno sottolineato.

Invece troviamo scrematura del soprannaturale negli scritti di teologi contemporanei: leggiamo di “ipotesi”, “valutazioni” che Gesù avrebbe fatto e che sarebbero state smentite dai fatti. Ad esempio, secondo Marguerat Gesù avrebbe “creduto” che il ritorno di Dio sulla terra sarebbe stato prossimo e che sarebbe venuto a scuotere l’ordine politico del mondo: quasi Gesù non fosse vero Dio e si fosse pertanto sbagliato nelle proprie valutazioni sugli sviluppi futuri della storia. Questo “errore di valutazione” avrebbe costretto San Paolo a correggere il tiro spostando dalla sfera politica alla sfera intima l’azione scuotitrice di Dio, in modo da poter esportare il messaggio cristiano al di là dei confini di Israele. Ci chiediamo, da outsider, da profani: questo modo di interpretare le Sacre Scritture non è sostanzialmente ateo? Può un teologo essere ateo? Lo può essere uno storico delle religioni, o un filosofo delle religioni, ma non un teologo. Giusto?

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